L'Università di Firenze è nel mirino della Procura della Repubblica.
L'indagine - partita dalla segnalazione di alcuni dipendenti dell'Ateneo e da
un esposto sindacale - riguarda in particolare un concorso interno
per il passaggio alla categoria EP (Elevata Professionalità)
nell'area tecnico-scientifica, che non si sarebbe svolto secondo le regole della trasparenza
e della correttezza amministrativa.
Il concorso - che risale al luglio del 2002 e che per quell'area era limitato a quaranta
posti - ha suscitato le proteste di quei candidati che si sono visti scavalcare nella
graduatoria da altri dipendenti dell'Ateneo, aventi, a loro dire, meno diritto, e tutto
ciò grazie a una disequanime valutazione dei titoli e conseguenzialmente a una scorretta
assegnazione dei punteggi.
Così candidati senza idoneo titolo di studio (leggasi laurea)
avrebbero ottenuto un punteggio superiore
rispetto a chi era in possesso dell'agognata pergamena; altri candidati,
in possesso di laurea più attinente all'attività svolta, meno punti
rispetto ai laureati di altre aree disciplinari (nonostante il bando
stabilisse un punteggio più alto nel caso di laurea specifica); altri
che si sono visti assegnare per aver svolto incarichi pluriennali un solo
punto, a fronte di altri candidati che per analoghi incarichi
hanno ottenuto un punto per ogni anno; altri ancora che hanno avuto un punteggio di 0,25
per aver pubblicato su atti di congressi nazionali o internazionali, contro il punto tondo
che sarebbe stato attribuito invece a chi ha collaborato a pubblicazioni del genere
battendole al computer o corredandole di foto; fino al caso eclatante di un
candidato in possesso di due lauree che sarebbe stato superato in graduatoria
da un "collega" con licenza media.
La notizia che viene da Firenze non ci riempie di gioia, naturalmente, ma ci consola
un pochino: come si dice, mal comune, mezzo gaudio.
Perché all'Università di Palermo allo stesso tipo di concorso (passaggio alla
categoria EP), nello stesso anno di grazia 2002, ma in area diversa (un posto nell'area biblioteche,
tanto per fare nome e cognome), la musica è stata pressoché la stessa, nonostante diversi fossero
i musicanti.
Il concorso - si legge sul bando - viene riservato al personale, già inquadrato
nell'ex ottava qualifica, che alla data del 9 agosto 2000 aveva maturato in quella qualifica
un'anzianità di cinque anni; inoltre lo stesso bando - per la precisione, il decreto n° 137 del 31 luglio 2002
(la reiterata scelta dei mesi estivi per la diffusione di notizie del genere potrebbe a qualche malpensante far sorgere
il sospetto che non sia casuale, ai fini di una prima naturale "scrematura") fa riferimento,
"per quanto non espressamente previsto", al "Regolamento per la progressione economica e verticale nel sistema
di classificazione del personale tecnico-amministrativo dell'Università degli Studi di Palermo".
Peccato che il bando sia stato emanato in difformità da quello stesso Regolamento
di cui avrebbe dovuto rispettare ogni elemento e a cui peraltro fa riferimento.
Dice, infatti, il Regolamento che è ammesso a partecipare alle procedure selettive per la categoria EP, "il personale
inquadrato nella categoria D che sia in possesso del diploma di laurea previsto per l'accesso dall'esterno e relativa
abilitazione professionale idonea all'iscrizione ad un ordine professionale, oppure laurea e particolare qualificazione
professionale, ovvero almeno di cinque anni di servizio nella categoria di appartenenza
o nell'ex qualifica ivi confluita. Si intende per particolare qualificazione professionale il possesso di
competenze certificate (crediti formativi, diplomi di specializzazione, master, incarichi speciali)".
I cinque anni di anzianità, come si vede, sono in subordine, e necessari soltanto in assenza di laurea (se la lingua
italiana non è un'opinone).
Dove sta la difformità? Nell'avere omesso nel bando, tra i requisiti di partecipazione, quello - prioritario nel Regolamento -
del possesso del diploma di laurea e riservando invece il concorso, come già detto, solo al personale con anzianità minima
di cinque anni.
E tutto perché?
Non dobbiamo essere noi a spiegarlo. Noi possiamo solo dire che erano meno di dieci (se
le nostre fonti sono corrette) le domande presentate per quell'area e che tra esse ce n'era certamente almeno una di dipendente
in possesso di laurea, con "particolare qualificazione professionale" avendo frequentato master (per conto dell'Ateneo)
e avuto incarichi speciali, che si è visto rigettare la domanda per "mancanza di requisiti": l'anzianità di almeno cinque anni
nell'ottava qualifica.
Superfluo precisare che l'unità di personale risultata vincitrice possedeva l'anzianità di cinque anni, ma non la laurea
né , per quel che ci risulta, alcun incarico speciale.
Insomma, anche la Procura della Repubblica di Palermo sulla questione potrebbe avere qualcosa
da ridire.
A Firenze il Pubblico Ministero ha deciso di aprire un fascicolo contro ignoti e di affidare alla polizia
giudiziaria una serie di accertamenti, a cominciare dal decreto dirigenziale che stabilisce le procedure di
selezione dei concorsi.
Non è il caso di aggiungere altro.
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